#BERLINO FUCK OFF #GOOGLE

Fuck_off_Google_Pensatech

Attorno alla vecchia centrale elettrica di Umspannwerk ci sono ancora i segni della battaglia, sotto forma di striscioni: «Google non è un buon vicino», «Riunione anti-Google ogni seconda domenica dele mese», «Google vattene!». E Google alla fine se n’è andata: Le Monde racconta la vittoria di Kreuzberg, il quartiere di Berlino in cui il gigante californiano voleva installare un campus «consacrato a incontri, eventi e formazione professionale nel settore digitale» come quelli che ha già creato a Londra, Madrid, San Paolo, Seul, Tel Aviv e Varsavia. Aveva scelto quel vecchio edificio industriale in mattoni rossi in riva a un canale, nel cuore di un’area popolare e tradizionalmente presidiata dai centri sociali, ma in via di gentrificazione. Ed è stato proprio questo a scatenare la reazione al progetto. Google aveva già affittato un’area di 3 mila metri quadrati che si sarebbero aggiunti ai tanti spazi già assorbiti da coworking, startup, caffè e ristoranti di tendenza. Troppo per le tante associazioni in lotta contro la speculazione immobiliare, il caro affitti e l’espulsione graduale delle famiglie meno agiate: ne è nato un collettivo chiaro nelle intenzioni fin dal nome — «Fuck Off Google» — per lottare contro lo sbarco di «una società che pratica l’evasione fiscale e sogna un futuro distopico». Google non ha retto l’urto e ha rinunciato: «Una capitolazione», ha commentato entusiasta il quotidiano di sinistra Die Tageszeitung. Big G, che non ammette nemmeno le figuracce più evidenti, nega stizzita («Non lasciamo che le proteste ci impongano cosa fare»), e per rimediare al danno d’immagine pagherà fino a fine anno l’affitto dei locali, lasciandoli a un’associazione umanitaria. La Cdu parla di «segnale inquietante» alle imprese da parte della giunta rosso-rosso-verde Spd-Verdi-Linke. Berlino è stata appena scavalcata dalla Renania Settentrionale-Vestfalia come capitale delle startup. Ma se ne frega altamente: la sua identità libertaria non può che mandare Google in un altro posto. Sì, quel posto.

(Gianluca Mercuri,Corsera)

Tageszeitung, Le Monde

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