Sondaggio estivo: io condivido solo in parte, e voi? #famiglia #figli #genitori

Stiamo poco con i figli? Ma fatemi il piacere… (le deliziose confessioni di un giornalista in vacanza. Pardon: in trasferta)

(Gianluca Mercuri) I genitori hanno bisogno di pause. Dai figli, dal/la partner. Sono così belle e necessarie, le pause, che vanno benissimo anche se a «costringerti» a prenderle è il lavoro. Simon Kuper, fior di firma del FT, reduce da un mese in Russia per i Mondiali di calcio, regala uno sfogo pieno di ironia deliziosa, di verità che solo un senso di colpa sbagliato può far vivere come amare. Un’autoanalisi in cui si può riconoscere ogni genitore di oggi, purché sia disposto a rovesciare il cliché del «troppo poco tempo con i figli». Eccole dunque, le confessioni di un giornalista in vacanza. Pardon: in trasferta. «La cosa più bella dei viaggi di lavoro è che ti fanno scappare dalla famiglia. Sebbene a volte camminando per le città russe mi venisse voglia di mostrare a mia moglie e ai miei figli cosa stavo vedendo, e sebbene lavorassi 14 ore al giorno, la verità brutale è che ero contento. Le pause genitoriali mantengono sani di mente i genitori». «La vita familiare non è facile. La parte facile è l’amore. Mi preoccupo dei miei figli molto più che di me. Da quando sono nati, penso alla mia morte come a una faccenda di pura gestione. Ma il problema è stare insieme tutti i giorni. Bambini e adulti non hanno molto in comune. I bambini trovano le nostre conversazioni noiose quanto noi le loro». «Sono sbalordito dal numero di ore che un gruppo di persone assemblato piuttosto a caso (l’unico criterio sono i geni) passa insieme. Vedo i miei figli in un weekend medio più di quanto veda alcuni amici cari in anni. E vedendoli così spesso, è quasi impossibile mostrare loro il mio lato migliore (o più adeguato). Da bambino, la ripresa della scuola il lunedì era la fine della libertà. Ora è l’inizio». «La vita familiare è ripetitività. Il lunedì sera si torna a casa, si cena insieme e tra un battibecco e l’altro ci si racconta com’è andata la giornata. Poi li metti a letto, gli dici meccanicamente che li ami, barcolli fino al computer per pagare qualche loro spesa. Il martedì mattina si ricomincia». «Provo a pensare che essere genitore a tempo pieno è giusto una fase, “una lunga stagione della vita”. Spero in una terza età di libertà, e di non arrivarci troppo decrepito. Nel frattempo, ogni tanto mi serve un break. Vivere soli e vivere in famiglia sono entrambe cose insoddisfacenti. Il trucco è mischiarle».

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