Perché l’Italia ha prodotto così pochi combattenti stranieri 

Lorenzo Vidino, director of the Program on Extremism at George Washington University’s Center for Cyber and Homeland Security, tackled the question of why Italy has produced so few foreign fighters (110 foreign fighters originating from Italy have been identified, among whom only 12 to 15 hold Italian citizenship), even though 20 years ago Milan was the gateway to joining the jihadist movement in Bosnia. The first suicide bombing attributed to jihadists in the war in the former Yugoslavia was carried out on 20 October 1995 in Rijeka, Croatia, by a militant from Italy. Vidino proposed three complementary hypotheses in explanation: firstly, immigration to Italy from predominantly Muslim countries is a more recent phenomenon than in France or Belgium. Italy has, therefore, not yet produced a second generation of young Muslims, who are the most common recruitment pool for the new jihadist wave.Secondly, he suggested that although Italy has very poor integration policies and arguably represents a relatively difficult place for new Muslim migrants, relative inequality has not been a significant motivating factor in recruitment into ISIS and affiliated groups in Europe. Thirdly, Italy has especially efficient and experienced intelligence and police forces, whose skills were honed during sustained campaigns against the Red Brigade and who have the power to quickly deport non-citizens identified as a threat (since the beginning of 2015 Italy has deported an average of two non-citizens per week on national security grounds).
Lorenzo Vidino, direttore del Programma sull’estremismo presso il Centro di George Washington University per Cyber ​​e Homeland Security, ha affrontato la questione del perché l’Italia ha prodotto così pochi combattenti stranieri (110 combattenti stranieri provenienti da Italia sono stati identificati, tra i quali solo 12 a 15 hold cittadinanza italiana), anche se 20 anni fa Milano era la porta verso l’adesione al movimento jihadista in Bosnia. Il primo attentato suicida attribuito a jihadisti nella guerra nella ex Jugoslavia è stato effettuato il 20 ottobre 1995 a Rijeka, Croazia, da un militante provenientee dall’ Italia. Vidino ha proposto tre ipotesi complementari come spiegazioni: in primo luogo, l’immigrazione verso l’Italia dai paesi a maggioranza musulmana è un fenomeno più recente che in Francia o in Belgio. L’Italia non ha ancora prodotto una seconda generazione di giovani musulmani, che sono il bacino di reclutamento più comune per la nuova ondata jihadista.

In secondo luogo anche se l’Italia ha politiche di integrazione molto povere e rappresenta un luogo relativamente difficile per i nuovi migranti musulmani la disuguaglianza non è stata un fattore motivante significativo nel reclutamento per l’ ISIS e gruppi affiliati in Europa. In terzo luogo, l’Italia ha forze efficienti ed esperti di intelligence e di polizia, le cui competenze sono state affinate durante le campagne sostenute contro la Brigate Rosse e che hanno il potere di espellere rapidamente cittadini identificati come una minaccia (a partire dall’inizio del 2015 l’Italia ha espulso una media di due immigrati a settimana per motivi di sicurezza nazionale.

Conference ‘ISIS in Europe’ at King’s College London on 28 and 29 July 2016.

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