Twitter oppio dei popoli

La colpa e’ dei social network. Se in Pakistan “una storia triste diffusa su internet causa la fuga di oltre 600 famiglie cristiane da un villaggio per timore di rappresaglie dei musulmani”, la colpa e’ di facebook, twitter e simili. A dirlo e’ uno dei ministri del governo pakistano, Paul Bhatti. La storia che lui definisce “triste” e’ quella in realta’ agghiacciante di una bimba di 11 anni, di nome Rimsha Masih, cristiana e disabile, arrestata sabato vicino a Islamabad per blasfemia dopo che ha bruciato un libro guida per il Corano. Una folla di musulmani inferociti, guidati dall’Imam, l’ha inseguita, picchiata e ha provato a bruciarla viva nella pubblica piazza. Gli agenti di polizia che l’hanno strappata alle grinfie del branco hanno provato a rifiutare di accogliere la denuncia presentata dai vicini di casa della bimba. Ma non c’e’ stato nulla da fare. La piccola rischia l’ergastolo o la pena di morte.
Il presidente pakistano Zardari sta studiando il caso che ha provocato l’indignazione di molti Paesi e il ministro per l’Armonia Nazionale Bhatti critica internet, attivisti e organizzazioni per i diritti umani, rei di voler “speculare” sul dramma per “un tornaconto personale, manipolando in alcuni casi la realta’”.
Per fortuna invece episodi come questo, che in passato sarebbero passati sotto silenzio, proprio grazie a internet scuotono le coscienze. E forse, chissa’, con il tempo qualcosa potrebbe cambiare.

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