UN GELSOMINO NEL PUGNO

Pensava che la sua vita non valesse nulla.  Non sapeva che la sua morte sarebbe valsa cosi’ tanto da cambiare la storia di un pezzo di mondo,a cominciare dal suo. Era il 18 dicembre 2010 quando l’ambulante tunisino Mohammed Bouazizi si diede fuoco davanti all’ufficio del governatore del paese di Ben Arus, disperato per mancanza di lavoro e angherie della burocrazia. Un gesto di protesta da cui partì la rivolta tunisina che dopo poche settimane portò alla fuga dal paese del dittatore Ben Alì. Era solo l’inizio, perché la valanga della Rivoluzione dei Gelsomini si estese ben presto all’Egitto e alla Libia fino a contagiare altri paesi arabi,come la Siria, il Barhein e lo Yemen.

I fattori che hanno portato alle proteste sono numerosi: corruzione, assenza dele liberta’ individuali, violazione dei diritti umani, ma anche il crescere del prezzo degli alimenti, la fame. Cause di tipo demografico, perche’ i giovani in questi paesi rappresentano la maggioranza della popolazione e pretendono un futuro. Ma c’e’ anche chi assegna un ruolo ai nuovi mezzi di comunicazione, in particolare i social network. Anche se il network della moschea o del bazar,in questi paesi,e’ ancora molto piu’ potente.

Piazza Tahrir al cairo, diventa emblema della rivolta contro i poteri autocrati. La primavera araba ha portato alla fuga o alla eliminazione di quattro capi di stato: il tunisino Ben Ali’, esiliato in Arabia Saudita, e’ stato condannato in contumacia all’ergastolo. Ergastolo anche per l’egiziano Mubarak, ora in fin di vita in carcere. Fine orribile per Gheddafi linciato nel deserto libico dai ribelli dopo una lunga guerra civile. Lo yemenita Saleh dopo 33 anni ha ceduto il potere a un suo ex vice. Ma in alcuni di questi Paesi si è alle prese con governi provvisori e con prospettive elettorali non chiare, gli eserciti hanno sostituito i poteri dello stato, ci sono piazze ancora in fiamme e violenze non ancora sedate. C’e’ chi parla di pesante islamizzazione della democrazia:  in Tunisia, ad esempio, per le donne il nuovo governo ha significato un salto indietro nel passato.  La libia ha votato nelle sue prime elezioni libere in mezzo secolo e anche l’Egitto ha un nuovo presidente. Ma l’ epilogo di queste rivoluzioni e’ ancora lontano,gli esiti contradditori e imprevedibili.

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